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N [Danza.]
M [Dragone. Dragone-serpente.]
N [Costellazione.]
N [Coscienza.] (Sensazione, percezione, volizione e coscienza).
N [Conoscenza.]
(conoscenze peculiari di ogni buddha onnisciente)
M Fatto che non esistono dei kilesā.
F [Parole destinate a fare sapere qualcosa al saṃgha]
Nuovo (9).
F [Nuovo (navama) + ossario (sivathika).] Contemplazione sul carattere ripugnante dei cadaveri, secondo le nove fasi della decomposizione.
M Rinuncia alla vita laica, rinuncia ai piaceri. Rigetto delle cose mondane, a favore della vita solitaria (bhikkhu, eremita).
In questo caso, vita solitaria non significa isolarsi dagli altri, ma semplicemente non più coinvolgere se stessi negli affari sociali, al fine di lavorare per i propri interessi.
M [Rinuncia alla postura allungata.]
Questa pratica costituisce il 13° dhutaṅga.
F [Chi è capace di conoscere nibbāna in questa stessa vita.]
N [Rigetto delle impurità mentali.] Fatto di sbarazzarsi dei kilesā e di ogni pericolo che essi veicolano. Realtà integrale, che non appartiene alla coscienza, nè alla materia; che non è uno stato mentale e nel quale non appare alcun fenomeno (fisico e mentale).
Quando una persona sperimenta nibbāna, diviene un ariyā. Non potendo commettere dei grandi atti negativi, come uccidere, o rubare, essa non rinasce più nei mondi inferiori. nibbāna può essere sperimentato numerose volte e durare, da una frazione di secondo a qualche decina di minuti, a seconda della capacità di concentrazione che si è sviluppata. Colui che ha eliminato la totalità dei kilesā (l'arahant) sperimenterà pienamente nibbāna, alla fine della sua esistenza e non ne uscirà mai più. Ciò viene chiamato parinibbāna.
Fra tutti i termini, probabilmente nibbāna è quello più sottile da comprendere. Per definizione non è concepibile.
F [Disgusto. Ripugnanza.] Nel contesto di vipassanā: esasperazione del saṃsarā, dei kilesā.
N [Eterno, che dura.] Permanenza.
N [Sufficienza.] Autosoddisfazione.
N [Immagine, oggetto, segno.] Supporto fisso di meditazione, sul quale la mente si concentra per sviluppare la concentrazione samatha (che porta alla tranquillità).
N [Segno (nimitta) + azione (kamma).] Fatto di fare un segno. Atto consistente a fare comprendere qualche cosa a qualcuno, tramite un segno, o indicando un oggetto.
NN Quanto è continuo, e non si rilassa.
Completo, senza limite e senza eccezioni.
M [Inferno.] Mondo degli inferi.
N [Cessazione.] nirodha è la cessazione di ogni aggregato e di ogni coscienza - anche sottile.
Per venire sperimentato necessita di determinazioni specifiche e dello sviluppo di molta più concentrazione che è necessaria per sperimentare nibbāna.
F Comprensione analitica nella fiolologia. Comprensione profonda del modo di espressione del linguaggio, in corrispondenza con la realtà (grammatica, assemblaggio delle frasi, ecc.)
T [Ciò che deve venire abbandonato] Errore, che esige l'abbandono di un oggetto, ottenuto in maniera scorretta. Se si tratta di un oggetto che un bhikkhu è autorizzato a conservare, egli lo abbandona solo per un istante ad un altro bhiukkhu, che glielo ridà subito.
M [Postura assisa.] Fatto di stare seduti. Fatto di rimanere, di dimorare.
N Pezzo di tessuto, dagli usi diversi, utilizzato dai bhikkhu.
Un nissīdana si trasporta sulla spalla. Il ruolo di questo pezzo di tessuto è di proteggere dalla sporcizia; viene essenzialmente adoperato per sedervicisi sopra, al fine di non sporcarsi la veste. Può servire da salvietta, durante il pasto, o da protezione contro un'eventuale emissione naturale di sperma, durante il sonno.
N Pensiero discorsivo, che appare di continuo in chi non possiede una forte concentrazione.
I nīvarana sono un ostacolo alla purezza di un supporto, scelto durante un allenamento allo sviluppo della concentrazione, ma non impediscono l'applicazione della vigilanza e dell'attenzione.
T [Interdizione.] // T [Permanenza.]
M [Pratica. Allenamento.]
Autore: Monaco Dhamma Sāmi
Traduttore: Guido Da Todi
Data: 2001
Aggiornamento: 26 maggio 2005