Cliccate qui per visualizzare normalmente la pagina (in configurazione e grafica). Se non ci riuscite, controllate che il vostro navigatore accetti JavaScript e supporti i CCS. Vi raccomandiamo un navigatore, che rispetti gli standard, come: Google Chrome, Firefox, Safari...
Il termine pali "paṃsukūla" significa "veste abbandonata"; cioè, un abito trascurato, che è stato gettato in qualche posto, che indica uno stato di ripudio: come, ai bordi di una strada, su un mucchio di spazzatura, ecc..
"paṃsu" = "polvere (proveniente da scarti del terreno)"; "kula" = "sporgere in fuori" (come la riva di un fiume)".
Letteralmente, "paṃsukūla" vuole, dunque, dire "quel che sorge dalla polvere". In effetti, una veste simile è abbandonata nella polvere e copre essa stessa gli altri rifiuti.
Secondo un'altra tradizione, paṃsukūla può venire analizzato nella seguente maniera:
"paṃsu" = " come la polvere"; "ku" = "disgusto"; "ula" = "giungere".
In tal caso, "paṃsukūla" significa " (veste) che giunge dalla polvere di un luogo disgustoso (come un ossario)".
Nota: benché il termine "paṃsukūla" si riferisca, in genere, ad un abito, esso riguarda anche tutti gli altri oggetti: una ciotola paṃsukūla, dei sandali paṃsukūla, della carne paṃsukūla, ecc.
Il bhikkhu che si abitua ad impiegare solo vesti paṃsukūla viene chiamato paṃsukūlika". Quando tale pratica è correttamente applicata, su di una base di sīla, samādhi e pañña, con la determinazione di non interromperla, si dice che vi è un " paṃsukūlikaṅga" (stato interiore che spinge ad adoperare solo delle vesti abbandonate).
Per il fatto che un bhikkhu si sbarazza, così, dell'attaccamento causato dalle vesti offerte, la sua virtù, assieme alla sua pratica di concentrazione e di attenzione, raggiungono la completezza. La pratica permette, dunque, di ridurre in maniera considerevole i kilesa legati alla brahmā di un vestito.
Se un bhikkhu, che sta per raccogliere una veste "paṃsukūla", suppone che questa possa essere stata dimenticata dal proprietario, o che sia caduta in terra per disattenzione, deve attendere due, o tre giorni, prima di raccoglierla, se la troverà ancora.
Per adottare questo dhutaṅga opportuno pronunciare la seguente frase, sia in pali, che nella lingua che si vuole scegliere:
«gahapatidānacīvaraṃ paṭikkhipāmi, paṃsukūlikaṅgaṃ samādhiyāmi.»
"Rinuncio alle vesti donate; mi impegnerò ad utilizzare solo vesti abbandonate."
A seconda delle restrizioni relative, vi sono tre tipi di praticanti del dhutaṅga paṃsukūla:
Il bhikkhu che utilizza solo delle vesti abbandonate, che trova negli ossari, è un praticante nobile del dhutaṅga paṃsukūla.
Il bhikkhu che adopera delle vesti che sono state lasciate, pensando che dei bhikkhu le raccoglierebbero per servirsene, è un praticante intermedio del dhutaṅga paṃsukūla.
Il bhikkhu che impiega delle vesti che sono state lasciate ai suoi piedi (o presso di lui, allo scopo di offrirgliele indirettamente) è un praticante ordinario del dhutaṅga paṃsukūla.
Praticando il dhutaṅga paṃsukūla, si beneficiano i seguenti vantaggi...
Nota: solo praticando un dhutaṅga se ne può comprendere a fondo i vantaggi.
Se un bhikkhu accetta una veste offerta, che gliela si doni indipendentemente dalla sua volontà, o che lui stesso la chieda, dall'istante in cui la utilizza, egli manda in frantumi il suo dhutaṅga paṃsukūla.
Se, non avendo l'intenzione di utilizzarla per sé, e prevedendo di offrirla ad un altro bhikkhu, un bhikkhu accetta una veste, intenzionato a preservare la saddhà del donatore, egli non interrompe il suo dhutaṅga.
Ogni praticante del dhutaṅga paṃsukūla deve dimostrare molta attenzione e vigilanza, se desidera non interrompere la sua pratica, ma, al contrario assicurarsi che essa sia più pura e completa possibile.
Una veste paṃsukūla è un abito particolare. Per il fatto che risulta abbandonato in un posto, come un ossario, o il bordo di una strada, o un cumula di immondizia, lo è ancora di più. E può procurare dei benefici precisi.
Per i laici, i vantaggi nel rispettare chi indossa questo tipo di vestito sono innumerevoli; ma, per colui che lo mette sono ancora di più. Ai tempi di Buddha, i Venerabili Saññaka et Pūjaka lo illustrarono bene.
E'preferibile che un bhikkhu, che pratica il dhutaṅga paṃsukūla, non accetti una veste del vassa, offerta da dei dāyakā, che gli dicono: "Vogliamo donarvi un abito per il vassa." Questo bhikkhu dovrebbe loro suggerire di proporre il loro regalo al saṃgha (oppure, ad un altro bhikkhu, che vive al monastero). Se i dāyakā dicono: "Non vogliamo dare questa veste al saṃgha (o ad un altro bhikkhu). Intendiamo regalarla solo a voi", è opportuno accettare questo abito (senza utilizzarlo, poi, per sé) e consegnarlo ad uno dei bhikkhu (oppure, sāmaṇera), che abitualmente si occupa di sé.
Se, malgrado tutto, tale bhikkhu accetta, comunque, da questi dāyakā la veste, egli frantuma il suo dhutaṅga.
Origine: Opera in birmano
Autore: Monaco Devinda
Traduttore: Guido Da Todi
Data: 2001
Aggiornamento: 29 settembre 2011