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Il termine pali "ekāsanika" significa "colui che ha l'abitudine di mangiare in un'unica istanza".
"ekā" = "solo, unico"; "ekāsana"= "fatto di mangiare in un'unica seduta".
Quando questa pratica è applicata correttamente, con costanza e diligenza, con la determinazione di non interromperla, si dice che vi è "ekāsanikaṅga" (stato mentale del pasto quotidiano in una sola istanza).
Quando colui che pratica questo dhutaṅga si siede per consumare il suo pasto, appena cambia posto, non mangia più nulla sino al giorno dopo. In altri termini, consuma un solo pasto al giorno.
Per adottare questo dhutaṅga è opportuno pronunciare la seguente frase, si in pali, che nella lingua che si sceglierà...
«nānāsanabhojanaṃ paṭikkhipāmi, ekāsanikaṅgaṃ samādhiyāmi.»
"Rinuncio a prendere posto più di una volta per mangiare; mi abituerò a sedermi una sola volta (al giorno) per nutrirmi."
Secondo le restrizioni, esistono tre tipi di praticanti del dhutaṅga ekāsanika:
L'individuo praticante nobile del dhutaṅga ekāsanika non accetta alcun cibo in più di quanto dispone già, quando comincia il suo pasto, dal momento in cui egli decide di cominciare a mangiare e mette la sua mano in uno dei recipienti, tramite il quale si nutre (ciotola, ecc.); che la quantità del suo nutrimento sia molta o poca.
Ogni praticante del dhutaṅga ekāsanika (di tutti i tre tipi) può accettare, prima o dopo avere cambiato posto, alla fine del pasto, degli alimenti medicinali (come il burro, la melassa...), a scopo curativo. Se tali alimenti vengono consumati per nutrirsi, dopo avere cambiato di posto al termine del pranzo, il praticante interrompe tale dhutaṅga, se ne accetta uno.
L'individuo praticante intermedio del dhutaṅga ekāsanika può accettare un supplemento di cibo, dopo avere cominciato il suo pasto, a condizione che ne rimanga ancora nel suo recipiente (ciotola, piatto, ecc.)
Un tale praticante è chiamato "bhojanapariyantika", che significa "colui che giunge alla fine (del proprio pasto), una volta che è terminato il cibo (nel suo recipiente)."
Il praticante ordinario del dhutaṅga ekāsanika può accettare un supplemento di cibo, dopo avere terminato del tutto quanto resta nella sua ciotola, a condizione che, nel frattempo, non si alzi dal suo posto.
Un simile praticante è chiamato "āsanapariyantika", che significa "colui che ha terminato il suo pasto, quando si alza"; o, un "udakapariyantika", che vuol dire" colui che ha terminato da mangiare, quando prende la sua ciotola, per lavarla."
Praticando il dhutaṅga ekāsanika, si possono ottenere i seguenti vantaggi...
Nota: solo praticando un dhutaṅga ekāsanika se ne può comprenderne a fondo i vantaggi.
Remarque: seule la pratique d'un dhutanga permet d'en comprendre véritablement les avantages.
Appena un individuo che pratica il dhutaṅga ekāsanika , dopo avere terminato il vitto ed essersi mosso dal suo posto, consuma del nutrimento in un altro luogo, egli interrompe questo dhutaṅga.
Se una persona in cattiva salute prende una medicina (per curare la propria salute) al di fuori del pasto, qualunque sia l'ora della giornata, egli non interrompe il dhutaṅga ekāsanika. Però, l'individuo, malato, oppure no, consuma del latte, del caffè, oppure un qualunque altro prodotto nutriente, in un altro momento del giorno, egli interrompe il suo dhutaṅga.
Per non interrompere la propria pratica del dhutaṅga ekāsanika, è opportuno vigilare su due punti: il posto in cui si prende il pasto e il cibo che si consuma.
Il praticante del dhutaṅga ekāsanika deve ben ponderare il punto dove si siederà, prima di occuparlo, per assumere il pranzo. Deve assicurarsi che non rischierà di doversi alzare, durante il vitto, altrimenti non avrebbe tempo per mangiare sino alla fine, oppure interromperebbe il suo dhutaṅga, se dovesse continuare a prendere cibo (dopo essersi alzato). Per esempio, un bhikkhu è tenuto a mettersi in piedi, per lasciare passare un istruttore, oppure un mahāthera più anziano di lui. A seconda del posto che occupa mangiando, potrebbe essere costretto a spostarsi di un po' — e, dunque, a modificare il suo posto — per lasciare spazio sufficiente ad un bhikkhu supplementare, che si sieda al tavolo.
Il praticante del dhutaṅga ekāsanika deve studiare bene il momento in cui inizia a mangiare. Deve assicurarsi che non rischierà di essere forzato ad alzarsi, dopo avere cominciato il suo pasto; oppure, non avrà il tempo di finire il proprio cibo, o interromperà il suo dhutaṅga, continuando a nutrirsi (dopo essersi messo in piedi). Per esempio, se è a conoscenza che un istruttore, oppure un mahāthera più anziano di lui debbono giungere, egli dovrà aspettare. Quando quest'ultimo sarà giunto, potrà occuparsi correttamente di lui, andare a cercare ciò di cui ha bisogno, ecc., e cominciare a mangiare soltanto quando questi compiti saranno eseguiti.
Origine: Opera in birmano
Autore: Monaco Devinda
Traduttore: Guido Da Todi
Data: 2001
Aggiornamento: 29 settembre 2011