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Il termine pali "yathāsantatika" significa "colui che ha l'abitudine di dimorare soltanto al posto che gli è attribuito".
"yathāsanta" = "posto attribuito per dimorarci".
Quando questa pratica viene correttamente applicata, con costanza e diligenza, con la determinazione di non romperla, si dice che vi è "yathāsantikaṅga" (stato mentale di dimorare nel luogo che è stato assegnato).
Quando un bhikkhu (responsabile, o anziano) dice ad un bhikkhu che pratica dhutaṅga yathāsantatika: "Questo posto è il vostro: stabilitevi qui!", il bhikkhu si accontenta di esso, senza cercare di trovarne un altro.
Per adottare questo dhutaṅga è opportuno pronunciare la seguente frase, sia in pali, che nella lingua che si preferisce...
«senāsanaloluppaṃ paṭikkhipāmi, yathāsantatikaṅgaṃ samādhiyāmi.»
"Rinuncio di cambiare di posto, una volta che esso mi è stato attribuito per dormire; mi abituerò a contentarmi del punto che mi verrà indicato per dormirci."
Secondo le restrizioni esistono tre tipi di praticanti del dhutaṅga yathāsantatika:
Il praticante nobile del dhutaṅga yathāsantatika non chiede di cambiare posto per dormire, anche se qualche cosa glielo impedisce. Quando gli si assegna una collocazione non chiede: "Vi è un pericolo?", "Non è, per caso, rischioso?"." E' lontano?", "E' vicino?","Vi sono dei serpenti?","Vi sono degli scorpioni?","Vi sono degli insetti?","Ci fa caldo?","Ci fa freddo?", ecc.
Se indaga in questo modo, il suo dhutaṅga non è quello di un praticante nobile.
Il praticante intermedio può informarsi, a proposito del posto che gli viene attribuito come alloggio ed andare a guardarlo, per constatare da sé. Se questo punto presenta un problema per la sua salute, oppure se non offre tranquillità, può chiedere che venga cambiato, senza, malgrado ciò, rompere il suo dhutaṅga.
Praticando il dhutaṅga yathāsantatika si possono godere dei seguenti benefici:
Nota: solo la pratica del dhutaṅga permette di comprenderne a fondo i vantaggi.
Non appena un bhikkhu, che pratica il dhutaṅga yathāsantatika, non soddisfatto del posto che gli è stato dato per occuparlo, sviluppa il desiderio di cambiarlo, per ottenerne uno migliore, interrompe il suo dhutaṅga.
In un monastero appartenente al saṃgha, vi è, in genere, una persona, incaricata di attribuire i siti per alloggiare ai bhikkhu, in funzione della loro anzianità (i migliori, ai più anziani). Quando si offre un posto ad un bhikkhu che pratica del dhutaṅga yathāsantatika, quest'ultimo non deve dire: "E' un buon posto", "E' un cattivo posto","Vi fa caldo","Vi fa freddo","E'spazioso","E' troppo angusto", ecc. Lo deve accettare senza protestare, né fare delle annotazioni. E neppure deve chiedere ad un bhikkhu meno anziano di lui di dargli il suo posto. Egli si accontenterà soltanto di restare, con piena soddisfazione, nell'alloggio che gli è stato attribuito.
Praticando questo dhutaṅga ci si sbarazza lo spirito dal desiderio di ottenere dei buoni posti e delle buone cose. Si riesce molto facilmente ad accontentarsi di quanto si possiede. Si resta soddisfatti dello stretto necessario, anche della più squallida stuoia per dormire. Si è liberi da avversioni e molto tolleranti.
Per queste ragioni, lo stesso Buddha ed i bhikkhu dotati di saggezza praticano questo dhutaṅga.
Origine: Opera in birmano
Autore: Monaco Devinda
Traduttore: Guido Da Todi
Data: 2001
Aggiornamento: 29 settembre 2011