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Un essere femminile è dotato di un ano, di una vagina e di una bocca; il che indica tre vie. Esistono, anche, degli esseri che possiedono sia un sesso maschile che un sesso femminile; pure costoro mostrano tre vie. Ci sono degli esseri senza sesso, che sono forniti di un ano e di una bocca; il che fa due vie. Un essere maschile, allo stesso modo, è dotato di un ano e di una bocca; e, qui, appaiono due vie. Cosicché, raggruppando questi quattro generi diversi di esseri, vi sono dieci possibili strade per la relazione sessuale. Addizionando le dieci vie esistenti negli esseri umani, alle dieci, esistenti negli animali, ed alle dieci esistenti nei deva, vi è un totale di trenta vie di relazione sessuale.
Se un bhikkhu tocca superficialmente, ma in maniera volontaria, una parte non umida delle trenta vie di relazione sessuale, commette, comunque, un dukkata.
Se, con spirito lubrico, un bhikkhu tocca superficialmente una parte non umida del sesso di una donna, non commette pārājika; ma, il saṃghādisesa 1.
Che egli abbia preso, oppure no, l'iniziativa, se un bhikkhu, con spirito lubrico, resta immobile e lascia fare sul (suo) sesso, mentre questo sta in una delle trenta vie sopra indicate, commette il pārājika 1.
Se un bhikkhu introduce, con spirito lubrico, il suo sesso in una delle vie di relazione sessuale di un cadavere, commette il pārājika 1. Il pārājika non viene commesso se un animale ha divorato i due terzi dell'orifizio, nel quale è stato introdotto il sesso.
Se, con spirito lubrico, un bhikkhu che ha il sesso in un preservativo, o, comunque, avvolto da una protezione, lo introduce in una delle trenta vie di relazione sessuale, commette un pārājika 1.
Se un bhikkhu, con spirito lubrico, introduce il suo sesso in una ferita, egli commette un thullaccaya. Così, se un bhikkhu, con spirito lubrico, introduce il suo sesso nella pelle di un cadavere, commette un thullaccaya.
Se, con spirito lubrico, un bhikkhu intrattiene una relazione sessuale, indossando dei vestiti laici, o stando interamente nudo, egli commette il pārājika 1.
Se con spirito lubrico, un bhikkhu agile, curvando la schiena, riesce a succhiare il proprio sesso, commette il pārājika 1.
Se, con spirito lubrico, un bhikkhu dal sesso sufficientemente lungo, riesce ad inserirlo nel proprio ano, commette il pārājika 1.
Un bhikkhu che, recatosi in un ossario, inserisce il suo sesso in una testa decapitata, attraverso la bocca, sino a toccarne la faringe, commette il pārājika 1. Se il sesso non tocca la faringe, egli commette un dukkata.
Un bhikkhu soffre di intorpidimento, a causa di una percezione tattile deficiente. Che egli possa percepire nulla, o qualche cosa al livello del suo sesso, se lo introduce in una delle trenta vie di relazione sessuale, egli commette il pārājika 1.
Una volta, nel folto della foresta ed in pieno giorno, un bhikkhu si era profondamente addormentato. Un colpo di vento aveva rovesciato la sua veste, mostrandone il sesso, che stava eretto, in verticale. Una donna, che pascolava le vacche nei dintorni, scorgendo il bhikkhu, gli si sedette sopra, ingegnandosi a farsi penetrare dal sesso del dormiente. Il bhikkhu si risvegliò solo dopo che la donna se ne fu andata. Per il fatto che egli dormiva, l'atto non potette essere compiuto, né con il consenso, né con desiderio lubrico.
Una volta, un giovanotto entrò nel capannone dove viveva, sola, la bhikkhunī Uppalavaṇa e la violentò. Dato che ella era arahant, non poteva avere dei desideri lubrici. Quindi, non commise il pārājika 1.
Non esiste neppure errore per i bhikkhu e le bhikkhunī violentati, che abbiano ancora dell'attaccamento ai piaceri dei sensi, nella misura in cui non sono consenzienti.
Una volta, dei giovani principi presero un bhikkhu con la forza e lo costrinsero a commettere un coito con una prostituta. Non avendo avuto il bhikkhu intenzione lubrica, non commise il pārājika 1.
Riferendosi a queste indicazioni, Buddha dichiarò che esistono due elementi, che caratterizzano un pārājika 1. Cioè: il desiderio del rapporto sessuale e l'atto dello stesso rapporto.
Origine: Testi in birmano
Traduttore: Guido Da Todi
Data: 2000
Aggiornamento: 29 settembre 2011