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Consigli agli yogī seri per un ritiro vipassanā nelle migliori condizioni.
I consigli di questa pagina si addicono allo stesso modo, sia a coloro che portano la veste monastica, che agli altri.
Per vivere un ritiro in condizioni ottimali, la prima tappa consiste a rendersi del tutto pronti. Ciò implica il disimpegno in buona e dovuta forma da ogni responsabilità (in ogni caso, per la durata del ritiro, ma di preferenza in modo definitivo), in maniera da evitare più che sia possibile ogni rischio di pensieri perturbatori.
Lo spirito di uno yogī serio che intraprende un ritiro vipassanā è vuoto come lo spazio stesso. Ha prodotto tutto il necessario per disfarsi del minimo oggetto di preoccupazione, e lasciato da parte l'assieme delle conoscenze che ha potuto acquisire durante lo studio.
Ha sistemato tutto ciò che doveva, prendendosi cura di cancellare ogni traccia cattiva dietro di lui, un po' come se si apprestasse a morire il più serenamente possibile, oppure a traslocare su di un altro pianeta.
Prima del ritiro è anche molto importante preparare bene il terreno rendendosi più libero possibile e allenandosi con una o due ore di vipassanā al giorno.
Benché i criteri di un luogo di ritiro prendano sempre meno importanza man mano che lo yogī avanza, certuni non sono da negligere:
Quando andiamo ad assorbirci in un ritiro, non abbiamo praticamente bisogno di niente altro al di fuori di tutta la nostra attenzione. Portiamo con noi solo il minimo necessario.
In definitiva, è sufficiente un minimo di cose, che possono largamente mettersi in un piccolo sacco ( o una ciottola monastica). Anche se si raccomanda di ingombrarsi di un minimo di oggetti, gli aspetti esteriori sono lungi dall'essere considerati importanti.
Ecco quanto conta di più: avere una buona determinazione e mantenerla per quanto sia possibile!
Un eccesso di conforto fisico nuoce alla concentrazione, un po' alla maniera di un sonnifero. Abituarsi ad un minimo di conforto è dunque profittevole alla vipassanā, ma permette anche di trovarsi a proprio agio ovunque, contentandosi di poco. In più, l'abitudine all'austerità favorisce l'agio mentale.
Non si tratta di sedersi su dei chiodi (ciò significherebbe cadere nell'estremo opposto); ma, semplicemente, di disfarsi di — o almeno di ridurre — tutto ciò che è molle, morbido, dolce, lì dove ci sediamo, o ci sdraiamo. Se siamo abituati a dormire su di un materasso morbido, dovremmo, poco a poco, togliere via l'imbottitura, sino a potere dormire e sederci su della durezza, senza costrizione.
Con o senza cuscino, con o senza sgabello, dovremo scegliere una postura che ci è comoda, per i periodi di meditazione seduta. In ogni caso, importa essere simmetrici e tenere il dorso dritto e non appoggiato.
Quante volte conosciamo lo scoraggiamento, anche se siamo degli yogī avanzati! Esistono due possibili cause per questa perdita di motivazione. Da una parte, il fatto di credere (a torto) che "questo dovrebbe accadere in modo diverso"; o che "sto prendendomi male, perché appaiono troppi dolori"; e dall'altra parte, un cattivo dosaggio di sforzo. In generale, quando abbandoniamo il nostro allenamento è perché ci sforziamo troppo.
Molto sovente crediamo che più mettiamo energia, più progrediamo. E' falso. Lo sforzo richiesto in vipassanā è uno sforzo giusto; cioè, quella dedizione minima, che consiste ad essere presenti a quanto accade. E' uno sforzo che conviene ripetere senza posa, per permettere un'attenzione che riguardi ogni istante, ma che diviene naturale con l'abitudine; quasi automatica.
Come per l'allenamento a vipassanā, la nostra alimentazione deve, anch'essa, essere ben sviluppata, in qualità come in quantità.
L'ideale è di limitarsi ad un pasto quotidiano; questo è largamente sufficiente per la salute (nella misura in cui le attività fisiche sono minori) e riduce numerosi freni alla concentrazione, come il pasto serale in se stesso, la digestione, il lavaggio dei piatti, o lo spazzolarsi i denti.
Il nutrimento è abitualmente la più grande fonte di piacere dei bisogni vitali. In più, i pasti rappresentano il momento in cui la vigilanza viene facilmente perduta. Per dare alla nostra attenzione le migliori chances di sviluppo, evitando di creare in quei momenti delle interruzioni non augurabili in un ritiro intensivo di vipassanā, si raccomanda di mangiare una sola volta (gli alimenti zuccherati con il resto, senza tuttavia mescolare il tutto). In tal modo non ci dobbiamo preoccupare d'altro che del nostro recipiente.
E'opportuno avere una bottiglia d'acqua sempre accanto a sé, per evitare di andare lontano, o in un luogo sorgente di distrazione. L'ideale è di limitarsi a dell'acqua al di fuori dei pasti. Il fatto di desiderare, di attendere e di consumare qualche cosa d'altro, di lavarci i denti una volta di più, sono tante occasioni di danneggiare la concentrazione.
Dormire una sola volta. Detto in altre parole, dormiamo bene, ma evitiamo ogni siesta. La cosa più importante non è il numero di ore del sonno, ma restare pienamente attenti ad ogni istante della nostra coscienza (cioè, svegli, poiché il sonno è incosciente). Evitiamo, pertanto, di dormire più del necessario; alziamoci dal primo risveglio mattutino. Con l'allenamento, le ore di sonno si riducono in modo naturale. Come per la posizione seduta, nella misura del possibile, dovremo cercare di dormire sul duro. Così, saremo meno preda della pigrizia.
Uno yogī serio non si fa mai sfuggire l'opportunità di offrirsi le migliori possibilità per la riuscita del suo ritiro. E' pronto a tutto, se ciò è propizio allo sviluppo di vipassanā. Segue scrupolosamente e del suo meglio le istruzioni erogategli dall'istruttore.
Fa in modo di risolvere ogni problema prima del ritiro, per ridurre al minimo i rischi di preoccupazione. Sceglie un luogo propizio, ove sia possibile immergersi liberamente nell'osservazione della realtà, senza doversi preoccuparsi di alcunché. Si ingombra solo dello stretto necessario che serva al suo ritiro. Assume la ferma determinazione di osservare una condotta irreprensibile, di non fissare il suo sguardo se non verso il basso, si osservare quanto percepisce e cosa avviene, in maniera continua. Rifiuta di comunicare con gli altri, al di fuori dei casi eccezionali. Evita il conforto. Mangia solo quanto è necessario, servendosi il meno possibile, Non rilassa mai la sua vigilanza.
Origine: Testo scritto per il sito
Autore: Monaco Dhamma Sāmi
Traduttore: Guido Da Todi
Data: 28 Giugno 2006
Aggiornamento: 29 settembre 2011