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Insegnamento a proposito dello sradicamernto del dubbio.
L'insegnamento di oggi verte sulla purezza dovuta alla libertà dal dubbio, chiamata kaṅkhāvitaraṇa visuddhi, in pali. Possono sopravvenire numerosi dubbi, come quelli dei tre tempi, delle rinascite, ecc. Questi si elimineranno, grazie alla giusta visione paccaya pariggaha ñāṇa, la conoscenza che realizza il processo di causa e di effetto. Secondo visuddhi magga, realizzare questa conoscenza conferisce lo stato di cūḷa sotāpana, che dona la certezza di rinascere nei mondi superiori al termine della presente esistenza. Uno yogī non dovrebbe, tuttavia, contentarsi di questo; dovrebbe continuare la sua disciplina. Così, affinché ognuno possa venire liberato da ogni dubbio e da ogni scetticismo, vi darò questo insegnamento sulla purezza della liberazione dal dubbio.
Un puthujjana può avere otto tipi di dubbi a proposito del Dhamma:
Un puthujjana può provare sedici tipi di dubbi verso di sè:
I cinque dubbi riguardanti il passato
I cinque dubbi a proposito del futuro
I sei dubbi a proposito del presente
Le cause e gli effetti sono di tre tipi:
Buddha rispose molto brevemente:"Queste differenze sono dovute al risultato del karma. Sono le azioni che fanno rinascere gli esseri in condizioni differenti." Essendo la risposto troppo corta per risultare chiara, il giovane Subha sollecitò da Buddha una risposta più dettagliata:
«Subha, la condizione degli esseri dipende dalle azioni commesse precedentemente. Commettere un omicidio è la causa, un'esistenza corta è l'effetto; astenersi dal nuocere alla via degli esseri è la causa, la lunga vita è l'effetto; lasciarsi andare ad ogni sorta di prepotenza verso il prossimo è la causa, la cattiva salute è l'effetto; dare prova di benevolenza verso gli altri è la causa, la buona salute è l'effetto; stare sempre in collera è la causa, rinascere negli apāya è l'effetto; essere paziente ed amabile è la causa, beneficiare di una bella apparenza è l'effetto; la gelosia del successo, o della ricchezza altrui è la causa, avere pochi amici è l'effetto; felicitarsi del successo e della ricchezza altrui è la causa, avere molti amici è l'effetto; l'abitudine generosa al dono è la causa, il successo e la ricchezza sono l'effetto; l'avarizia è la causa, la povertà è l'effetto; il rifiuto di insegnare il proprio sapere agli altri è la causa, la non intelligenza è l'effetto; il fatto di insegnare generosamente quanto si sa agli altri è la causa, l'intelligenza è l'effetto.»
3. Nel khaṇika samudaya, ogni effetto appare simultaneamente dopo ogni causa. E' questo tipo di cause e di effetti che ogni yogī sperimenta ogni volta che nota le percezioni, mentre appaiono una dopo l'altra. Quando lo yogī osserva durante la marcia, si accorge che l'intenzione di compiere un passo appare prima di camminare. Comprende allora che l'intenzione di compiere un passo appare prima del passo stesso. Comprende, quindi, che la volontà di fare un passo è la causa e il passo è l'effetto. Comprende, pure, che il movimento del passo è la causa ed il fatto di osservarlo, l'effetto. Notando" sollevare, avanzare, posare", le intenzioni di sollevare, avanzare e posare sono le cause ed i movimenti di sollevamento, avanzamento ed alzata sono gli effetti; il fatto di stare in piedi, o seduti è la causa, e quello di notare queste posture è l'effetto. Quindi, notando le percezioni che appaiono attraverso le sei porte sensoriali,lo yogī si accorge che non vi sono che delle cause e degli effetti, che si succedono uno all'altro.
Quando un suono viene ascoltato, la maggioranza delle persone pensa che esso viene ascoltato in modo diretto. In realtà non è così; se un suono appare, è perché è l'effetto di una causa.Perché una visione possa venire notata, sono necessari...
Perché un suono possa venire percepito, sono necessari...
Perché un gusto possa venire notato, sono necessari...
Perché un tatto possa venire riconosciuto, sono necessari...
Perché un odore possa venire notato, sono necessari...
Di conseguenza, gli effetti non si producono se non quando esiste una causa; se non v'è causa non può apparire l'effetto. Appena lo yogī realizza che ogni cosa è semplicemente un corollario di cause e di effetti, egli si libera dai dubbi. Di fatto, comprende il processo delle cause che generano nuove esistenze. Qual è la causa di una nuova esistenza? Sono le formazioni mentali, radicate nell'ignoranza e nel desiderio, che causano la rinascita. Le azioni passate condizionano il divenire presente; le azioni presenti condizionano il divenire futuro.
Se lo yogī non è capace di osservare tutti i fenomeni fisici e mentali che appaiono, ciò è in parte dovuto all'ignoranza, che maschera la giusta comprensione. L'ignoranza provoca l'attaccamento, e l'attaccamento conduce verso il desiderio. A causa di quest'ultimo, lo yogī non se ne può rimanere immobile, senza lasciarsi andare, senza seguire le sue voglie. Constatiamo, in tal modo, che l'ignoranza, il desiderio e l'attaccamento sono le cause del karma; cioè, dell'azione. Malgrado ciò, gli atti meritori compiuti dagli arahant sono puri, poiché questi esseri non posseggono traccia di sozzura mentale — kilesā. Riguardo ai restanti esseri, provvisti di sporcizie mentali, le loro azioni ne vengono impregnate; fatto che procura ad essi, ineluttabilmente, una nuova rinascita. La potenzialità di un'azione a produrre il suo effetto le è inerente. Una nuova esistenza non sorge mai spontaneamente. L'azione nella vita presente è una causa, di cui una nuova rinascita è l'effetto.
A proposito di cause e di effetti, gli aṭṭhakathā propongono delle analogie:
Un suono emesso in montagna è la causa e l'eco che risponde è l'effetto, L'eco è un riflesso del suono, prodotto dall'impatto delle onde sonore su un materiale duro. Non si tratta del trasferimento del suono originale verso un luogo distante.
Una persona davanti ad uno specchio è la causa e l'immagine riflessa nello specchio, l'effetto. L'immagine riflessa non è la persona.
Una candela accesa dona la sua fiamma ad un'altra candela: la fiamma della prima è la causa e la fiamma della seconda è l'effetto. La fiamma della nuova candela non è evidentemente quella della prima.
Un tampone è la causa è l' impronta sulla carta è l'effetto. L'impronta lasciata è come il tampone, ma non è esso, anche se non se ne può fare a meno.
In tal modo, la causa produce l'effetto; l'effetto, giustifica la causa. Dei buoni kusala realizzano dei buoni risultati, e degli akusala ne producono di cattivi. E' attraverso le cause che si producono gli effetti. Quando lo yogī realizza che ogni cosa che nasce rappresenta l'effetto generato da una causa, viene liberato dagli otto dubbi sul dharma e degli otto dubbi su se stesso; e quindi, abbandona il dubbio stesso. Ciò rappresenta kaṅkhāvitaraṇa visuddhi,la purezza dalla libertà dal dubbio.
Per concludere questo insegnamento augurerò ad ogni yogī di essere capace di realizzare i sette visuddhi e di progredire nello sviluppo di vipassanā. Possiate tutti realizzare la conoscenza del processo delle cause e degli effetti, e giungere il più rapidamente possibile al nibbāna, la cessazione definitiva di ogni sofferenza!
sādhu! sādhu! sādhu!
Origine: Insegnamento dato al centro Mahāsī di Yangon (Birmania)
Autore: Venerabile Jaṭila
Traduttore: Guido Da Todi
Data: Marzo 2003
Aggiornamento: 29 settembre 2011